Ancora
Lo ha fatto ancora: mano sx paralizzata, tre minuti, poi ha mollato. Siamo da capo, la malattia peggiora, le terapie non funzionano, non si può operare.

Lo ha fatto ancora: mano sx paralizzata, tre minuti, poi ha mollato. Siamo da capo, la malattia peggiora, le terapie non funzionano, non si può operare.
Il controllo è andato male: malattia in progressione in tutte le sedi. Esaurite le terapie, si riproveranno quelle tentate nel corso di questi 15 anni. Cinque cicli di Ifosfamide gli hanno fatto il solletico. Continuiamo a saltare nel buio.
Succede che uno si sveglia armato delle intenzioni più buone, con l'idea di mettere a posto le cose rimaste incasinate da tempo e che - per pigrizia o per altri motivi - ha lasciato da parte. Prende il saldatore a stagno, lo fa scaldare e inizia a invertire un cavo. Niente di complicato, invertire un cavo ad un pedale, così da non doverlo ricomprare, così da avere uno switch al posto di un sustain. Ma non ci riesce. Prova una volta, due, tre. Poi lancia il saldatore urlando e inizia a piangere, pensa a suo nonno quando glielo regalò, per primo, tanti anni fa. Pensa a suo nonno che forse lo immaginava come perito elettronico, e piange.
Passa un giorno e arrivano le ram per il MacBook, ordinate qualche giorno prima. Sul MacBook c'è tutto, Superior Drummer, Logic, Amplitube: c'è la propria vita. Smonta le ram vecchie, mette quelle nuove e la macchina non parte più. Allora pensa le nuove siano fallate, rimette le vecchie ma la macchina non parte più. Ripete la cosa due o tre volte, poi pensa di lanciare il computer dalla finestra. Poi piange, per dieci minuti piange. Alla fine, guidato da un amico, riesce nell'intento.
Cose fatte e rifatte decine di volte. Ma non le sa più fare. Cose date per scontate. Ma non lo sono più. La vita che non torna. La vita che non tornerà.
Giove pluvio permettendo, giovedi 9 febbraio sarò a Milano per la seconda parte dei controlli. La mattina in IEO, verso le 14.00 dovrei finire, ho prenotato il ritorno tardi, alle 18.00, per stare tranquillo e magari incontrare qualcuno. L'email la trovate qui, contattatemi e vi mando il telefono (o mandatemelo voi e vi chiamo io). Non risponderò su social vari, scusate ma sarò preso da altri cazzi.
Lunedi scorso lo stacco della chemio. Una settimana andata bene, sempre con alti e bassi ma - tutto sommato - positiva, meglio delle altre, in cui alla fine della terapia facevano seguito soprattutto i dolori alle ossa e alle articolazioni. Invece, questa volta niente. Pranzi e cene regolari, lavoro, nel week end uscite con moglie e cani al seguito.
Poi, siccome l'omino della sfiga sta sempre lì ad aspettarmi, poco fa, dopo neanche un'ora di letto, mi stavo soffocando nel sonno. Il cervello ha passato l'ordine di svegliare e sono scattato in piedi urlando. Una cosa che non mi succedeva da tempo. Vivo, si, ma spaventato. Tanto spaventato.
Ieri ho lavorato ancora sul sito del mio chirurgo, che ho il piacere di avere realizzato e di gestire, con l'idea di restituire qualcosa a una persona cui sono grato. Ho guardato con attenzione il video che mi ha mandato, cosa per me abituale con l'eccezione dei video degli interventi, che mi causano qualche problema e per i quali mi limito a controllare inizio e fine. E la storia è di quelle che veramente prendono e fanno pensare. Inutile dire che ieri sera mi è saltato tutto, la testa se ne è andata, presa in un turbine di domande a cui non avrò mai risposta. E ho capito quanto giochi il caso nelle scelte di una persona, quanto ci sia qualcosa di casuale in ciò che le persone malate decidono di fare.
Se avessi scelto di fare il primo intervento a Milano, le cose ora starebbero così?
I don't know what you're doing here
When there's murder on the street
I appreciate your concern
But don't waste your time on me
I'm ashes on the water now
Somewhere far away
You think you came here just in time
But you're twenty years too late
You won't have long to wait
A Roma mi hanno fissato la seconda parte del controllo il 1 marzo. L'oncologo è d'accordo. A Milano potrei anche andare prima, dovrei solo chiamare. Non lo so, mi andrebbe di vedere Lorenzo e gli altri, allo stesso tempo non ho voglia di farmi il viaggio. Sti cazzi, lo so, sti cazzi.
Volevo andare al lavoro questa mattina, poi mi sono reso conto che i vestiti non mi entravano più. Tutti questi giorni passati in tuta da ginnastica mi avevano fatto perdere la percezione della realtà: sono gonfio, come minimo. Ciccione sarebbe il termine giusto ma non voglio offendere nessuno. Così, sono uscito con mia moglie e almeno dei pantaloni e una maglia li ho comprati delle misure più grandi. Passerà anche questo, certamente è l'ultimo dei problemi. E al lavoro ci andrò domani.
Un anno segnato dal dolore e dai farmaci, i miei ormai abituali cocktail di ossicodone, pregabalin, morfina in stick o in fiale. Un anno di merda, almeno per la malattia che non ha mollato la presa un momento. Comunque: saluto tutti, per ora è andata, mi sento meglio, il 9 gennaio ricomincerò la chemio ma non ci voglio pensare.
Auguri e grazie a tutti.